Nel suo vestito a fiori è innamorata di lui, della poesia e del cielo, che grigio entra nei tombini di una città che fa paura. Lui era forse innamorato di lei, ma non più della poesia e nemmeno del cielo: troppo vasto e pieno di sogni irraggiungibili, di malinconia e di stelle ancora più in là.
Lo aveva fatto nella sua camera da letto, tra le quattro mura sporche di impronte straziate di inchiostro nero. Lo aveva fatto nella sua carcere privata per la sua insaziabile curiosità, perché non voleva restare indietro. Immaginare non gli bastava, non gli serviva. Lo aveva fatto con la collana di perle di lei, rinforzata col fil di ferro, perché era troppo corta, perché era troppo fragile.
domenica 23 agosto 2009
martedì 30 giugno 2009
justtwowords: San Francisco 3
DIARIO DI VIAGGIO
San Francisco
21 Giugno, 08:30 PM ora locale
Sveglia alle 10:00 con dormita meritata post-viaggio e si inzia! Giù per Duncan Street, a destra in Valencia e alla fermata in Mission. Entro nel bus n°14 diretto da qualche parte e mi rendo conto di aver dimenticato la mappa sopra il tavolo. Damn. Butto le due monete da un quarto e l’autista mi dà il biglietto; mi siedo su uno dei tre posti liberi in fila… cattiva scelta perché il primo pazzo (di una lunga serie) si siede vicino a me: è un uomo di colore con occhiali neri e barba bianca che canta a squarcia gola e chiede all’autista di portarlo al parco. Passo una trentina di laterali e decido che è il momento di scendere. Sono nel bel mezzo di Downtown, in mezzo ai grattacieli, proprio di fronte al “drive-in”. Proseguo tutta Mission Street a piedi e finalmente riesco ad arrivare all’Embarcadero, vedo il Bay Bridge e il Porto di San Francisco.

San Francisco
21 Giugno, 08:30 PM ora locale
Sveglia alle 10:00 con dormita meritata post-viaggio e si inzia! Giù per Duncan Street, a destra in Valencia e alla fermata in Mission. Entro nel bus n°14 diretto da qualche parte e mi rendo conto di aver dimenticato la mappa sopra il tavolo. Damn. Butto le due monete da un quarto e l’autista mi dà il biglietto; mi siedo su uno dei tre posti liberi in fila… cattiva scelta perché il primo pazzo (di una lunga serie) si siede vicino a me: è un uomo di colore con occhiali neri e barba bianca che canta a squarcia gola e chiede all’autista di portarlo al parco. Passo una trentina di laterali e decido che è il momento di scendere. Sono nel bel mezzo di Downtown, in mezzo ai grattacieli, proprio di fronte al “drive-in”. Proseguo tutta Mission Street a piedi e finalmente riesco ad arrivare all’Embarcadero, vedo il Bay Bridge e il Porto di San Francisco.
justtwowords: San Francisco 2
DIARIO DI VIAGGIO
San Francisco
20 Giugno, 06:48 PM ora locale
Odissea. Madredediòs.
Son passato per Francoforte, ho fatto undici ore di volo, ne ho aspettate altre cinque a Portland ma
finalmente sono arrivato a destinazione. 124 Duncan Street. Il taxista mi ha detto di non preoccuparmi, che la zona è ok,”Non andare a Downtown di notte!”. L’aria è fredda di sera a San Francisco ma non ci faccio troppo caso. La mia nuova casa è celeste e penso che se non ci fossero le nuvole neanche si vedrebbe; ad accogliermi Nathalie, la mia fake filippina diabetica good mum, e Bet, sua sorella ex-epilettica. La casa è grande e se non ci venissero gli studenti le due piccole donne neanche userebbero il piano di sopra. Dappertutto santini, Gesù Cristo di legno e soprammobili pacchiani. La cena è pronta sul tavolo in soggiorno, giusto il tempo di mettere la valigia dentro la mia stanza: quattro muri, un letto, un armadio e un tavolino. Si mangia cinese, cinese cattivo però. Dopo cena andiamo fuori tutti e tre perché devo comprare un asciugamano; il supermarket “Wallgreens” è fottutamente alto e, mentre vado a prendere ciò che mi serve, loro due corrono al reparto dolciumi a comprare tutta la merda americana. Tornati a casa mangiamo gelato al caramello, anche la diabetica..si.

San Francisco
20 Giugno, 06:48 PM ora locale
Odissea. Madredediòs.
Son passato per Francoforte, ho fatto undici ore di volo, ne ho aspettate altre cinque a Portland ma
finalmente sono arrivato a destinazione. 124 Duncan Street. Il taxista mi ha detto di non preoccuparmi, che la zona è ok,”Non andare a Downtown di notte!”. L’aria è fredda di sera a San Francisco ma non ci faccio troppo caso. La mia nuova casa è celeste e penso che se non ci fossero le nuvole neanche si vedrebbe; ad accogliermi Nathalie, la mia fake filippina diabetica good mum, e Bet, sua sorella ex-epilettica. La casa è grande e se non ci venissero gli studenti le due piccole donne neanche userebbero il piano di sopra. Dappertutto santini, Gesù Cristo di legno e soprammobili pacchiani. La cena è pronta sul tavolo in soggiorno, giusto il tempo di mettere la valigia dentro la mia stanza: quattro muri, un letto, un armadio e un tavolino. Si mangia cinese, cinese cattivo però. Dopo cena andiamo fuori tutti e tre perché devo comprare un asciugamano; il supermarket “Wallgreens” è fottutamente alto e, mentre vado a prendere ciò che mi serve, loro due corrono al reparto dolciumi a comprare tutta la merda americana. Tornati a casa mangiamo gelato al caramello, anche la diabetica..si.
giovedì 25 giugno 2009
justtwowords: San Francisco
DIARIO DI VIAGGIO.
Venezia
20 Giugno, 06:11 AM
Ieri sera sono tornato a casa a mezzanotte dopo una giornata memorabile, piena di emozioni. Pioveva. Ho passato la musica nel mio laptop e sono riuscito a dormire per tutte le tre ore che mi restavano, nonostante il temporale.
In aeroporto è venuta anche mia mamma e devo dire che è stata brava visto che non ha pianto quando l’ho salutata!
Check-in veloce, passaggio ai raggi x e due ore vuote fino alla partenza… accendo l’iPod e la prima canzone che compare con la riproduzione casuale è… “Invito al viaggio”; ottimo presagio, penso..
Venezia
20 Giugno, 06:11 AM
Ieri sera sono tornato a casa a mezzanotte dopo una giornata memorabile, piena di emozioni. Pioveva. Ho passato la musica nel mio laptop e sono riuscito a dormire per tutte le tre ore che mi restavano, nonostante il temporale.
In aeroporto è venuta anche mia mamma e devo dire che è stata brava visto che non ha pianto quando l’ho salutata!
Check-in veloce, passaggio ai raggi x e due ore vuote fino alla partenza… accendo l’iPod e la prima canzone che compare con la riproduzione casuale è… “Invito al viaggio”; ottimo presagio, penso..
martedì 31 marzo 2009
Vincent Clement
Una giacca di seta comprata al mercato e un pezzo da dieci in tasca che mi dura una settimana. Due pasti caldi al giorno cucinati con amore da Susan e tanti film americani.
A Susan affido gran parte della pensione perchè si occupi del cibo e finora non ho mai fatto la fame. Perciò mi fido. Bè non che a me i soldi servano a molto; un pacchetto di Marlboro da venti ogni cinque giorni è il limite massimo che il dottor Le Braen ha concesso ai miei polmoni (quattro sigarette al giorno sono un successo). Il resto dei soldi me li faccio cambiare in pezzi da cinque da lady Mergues, la commessa del supermarket, e cerco di non spendere più di una banconota in due giornate, tra bicchieri di vino rosso e caffè...
A Susan affido gran parte della pensione perchè si occupi del cibo e finora non ho mai fatto la fame. Perciò mi fido. Bè non che a me i soldi servano a molto; un pacchetto di Marlboro da venti ogni cinque giorni è il limite massimo che il dottor Le Braen ha concesso ai miei polmoni (quattro sigarette al giorno sono un successo). Il resto dei soldi me li faccio cambiare in pezzi da cinque da lady Mergues, la commessa del supermarket, e cerco di non spendere più di una banconota in due giornate, tra bicchieri di vino rosso e caffè...
martedì 24 febbraio 2009
giovedì 19 febbraio 2009
martedì 27 gennaio 2009
martedì 20 gennaio 2009
Lenzuola blu
Vi racconto di una crisi esistenziale e di quella volta che siamo andati in ospedale.
Barattoli di vernice da svuotare su abiti e pareti. Essere sè stessi non è mai stato cosi difficile. E quindi non ci giudico.
Mi ricordo le lenzuola blu dell'ospedale che avvolgevano corpi e sudore, e ferite. E poi il primo sole e le risa. Che è tutto passato.
Gli occhi si chiudevano da soli e c'erano dei fottutissimi chilometri fino alla branda.
Poi a sognare fino alle tre e venti, un tuffo in piscina e un errore che non scordo.
Barattoli di vernice da svuotare su abiti e pareti. Essere sè stessi non è mai stato cosi difficile. E quindi non ci giudico.
Mi ricordo le lenzuola blu dell'ospedale che avvolgevano corpi e sudore, e ferite. E poi il primo sole e le risa. Che è tutto passato.
Gli occhi si chiudevano da soli e c'erano dei fottutissimi chilometri fino alla branda.
Poi a sognare fino alle tre e venti, un tuffo in piscina e un errore che non scordo.
venerdì 16 gennaio 2009
Antenne paraboliche
Sulle nostre teste antenne paraboliche e capelli bagnati da piogge acide.
Mia nonna non vuole andare a finire nel carcere d'oro.
Periferia ti porto nell'anima ma un giorno dovrò andare via. Spero prima che questi campi tenuti a maggese diventino una ramificazione della tangenziale. E prima che anche tutto il resto vada a male.
Sono felice che qui non siano arrivate le luci al neon, ma, nonostante tutto, sono una vittima del mito americano. Perchè da grande vorrei vivere in un loft underground su Central Park e non su un casale che dà sui fossi dei girini.
Mi ricorderò sempre che mia nonna non vuole andare a finire nel carcere d'oro.
Mia nonna non vuole andare a finire nel carcere d'oro.
Periferia ti porto nell'anima ma un giorno dovrò andare via. Spero prima che questi campi tenuti a maggese diventino una ramificazione della tangenziale. E prima che anche tutto il resto vada a male.
Sono felice che qui non siano arrivate le luci al neon, ma, nonostante tutto, sono una vittima del mito americano. Perchè da grande vorrei vivere in un loft underground su Central Park e non su un casale che dà sui fossi dei girini.
Mi ricorderò sempre che mia nonna non vuole andare a finire nel carcere d'oro.
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musiche di un violino stonato
giovedì 15 gennaio 2009
Delirio
Nascondevi segreti nella cassa di risonanza della chitarra acustica. Che mi hai sempre dovuto insegnare a suonarla e sono rimasto fermo al mi minore. Avrei potuto scrivere canzoni, mi dicevi.
Oggi febbre. Una cosa che mi piace della febbre è che il delirio è giustificato.
Perciò formulo ipotesi sul modo più veloce per slegare i nodi dei cavi delle cuffiette o slegare queste manette. E penso che le rime mi fornirebbero un limite accettabile e una disciplina.
'Chi ha il detonatore ha il potere', dicevi. Una cazzo di verità.
E se sapessi suonare la chitarra come te, se sapessi rispettare una disciplina scriverei centinaia di canzoni. E le canterei sempre.
Oggi febbre. Una cosa che mi piace della febbre è che il delirio è giustificato.
Perciò formulo ipotesi sul modo più veloce per slegare i nodi dei cavi delle cuffiette o slegare queste manette. E penso che le rime mi fornirebbero un limite accettabile e una disciplina.
'Chi ha il detonatore ha il potere', dicevi. Una cazzo di verità.
E se sapessi suonare la chitarra come te, se sapessi rispettare una disciplina scriverei centinaia di canzoni. E le canterei sempre.
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musichediunviolinostonato
martedì 13 gennaio 2009
La camicia di forza
Domani mattina skinny jeans e camicia di forza.
A far crollare castelli di carte con la dinamite ed evidenziare le cazzate di giallo fluo.
ahah e se volete imbavagliatevi perchè dovrete inghiottirne di parole, per dovuto rispetto e per fare un pò i paraculo.
Si va a scuola.
A far crollare castelli di carte con la dinamite ed evidenziare le cazzate di giallo fluo.
ahah e se volete imbavagliatevi perchè dovrete inghiottirne di parole, per dovuto rispetto e per fare un pò i paraculo.
Si va a scuola.
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musiche di un violino stonato
lunedì 12 gennaio 2009
1.0
Come quando siamo andati a cercare la storia, i miti, le acque termali
e abbiamo trovato una madre troppo giovane e un paese troppo triste.
E abbiamo trovato i cartelli stradali.
e abbiamo trovato una madre troppo giovane e un paese troppo triste.
E abbiamo trovato i cartelli stradali.
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musichediunviolinostonato
venerdì 9 gennaio 2009
Musiche di un violino stonato
Come le musiche di un violino stonato hai oltrepassato i miei muri di polistirolo. Dalla tazza escono i fumi del tè bollente. Dalla bocca escono le parole di un animo ancora più caldo. Escono le parole sbagliate. I fiori sono stati i primi a dissolversi nella brina. E in questo inverno l'unico rifugio sono i tuoi occhi. Le tue pupille che si agitano come acque scure. Attacco le idee nella mente con la colla stick, le pianto bene coi chiodi sulle pareti. Che non se ne vadano.
Come i fiori...
E come tutte le più belle cose, vivesti solo un giorno, come le rose
Come i fiori...
E come tutte le più belle cose, vivesti solo un giorno, come le rose
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musiche di un violino stonato
martedì 6 gennaio 2009
Se scoppiassero bombe
Le nostre ombre si sono già baciate sul cemento, prima di noi. E i batuffoli di polline vengono a cercarci. Quella sensazione di felicità mi riempie l'anima. Come quando correvo sul marciapiede senza toccare i bordi delle mattonelle e riuscivo a finire il viale. Che se scoppiassero bombe non ce ne accorgeremmo. Come non se ne accorge nessuno.
Basta stare al fresco, entriamo nel supermercato. Baciarti davanti al reparto surgelati o agli yogurt alla frutta. E ridere perchè hai visto i dolci e ti è venuta fame.
Basta stare al fresco, entriamo nel supermercato. Baciarti davanti al reparto surgelati o agli yogurt alla frutta. E ridere perchè hai visto i dolci e ti è venuta fame.
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amore
La città dei taxi
La teoria del rimbalzo elastico non spiega adeguatamente tutti i fenomeni sismici. Ho la gola secca e mi secca alzarmi e andare a prendere l'acqua perchè sono stanco e sto guardando il giardino. E penso che Venezia è bianca anche se non nevica perche ci cagano sopra i piccioni. Che se fossero viaggiatori almeno fornirebbero un servizio e magari, andrebbero anche a farsi un giro.
Vorrei temperare una matita intera senza rompere la spirale di segatura e vorrei saper interpretare i sogni. E mi ustiono le mani sul termosifone.
Arequipa mi è restata in mente come la città dei taxi(oltre che del vulcano e della terra cotta). Collane di scatolette gialle distese sull'asfalto. Il rumore dei claxon ci assordava insieme al coro degli ex-lavoratori 'el pueblo unido jamàs serà vencido'. Il Perù mi ha lasciato molto. Io al Perù ho lasciato una cagata in mezzo al deserto. Vicino al pascolo degli alpaca.
'cazzo buono il frutto del cactus, aspro..'
Vorrei temperare una matita intera senza rompere la spirale di segatura e vorrei saper interpretare i sogni. E mi ustiono le mani sul termosifone.
Arequipa mi è restata in mente come la città dei taxi(oltre che del vulcano e della terra cotta). Collane di scatolette gialle distese sull'asfalto. Il rumore dei claxon ci assordava insieme al coro degli ex-lavoratori 'el pueblo unido jamàs serà vencido'. Il Perù mi ha lasciato molto. Io al Perù ho lasciato una cagata in mezzo al deserto. Vicino al pascolo degli alpaca.
'cazzo buono il frutto del cactus, aspro..'

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ho spento la tivù,
ho spento la tv
lunedì 5 gennaio 2009
Mi manca il cash
Prendere l'indispensabile e mandare tutto a fanculo. Ciao calcio, ciao stanza di merda, ciao scuola italiana, ciao amici, ciao conoscenti e andare. Lo scopo è quello ANDARE, poi alla fine da qualche parte arrivi, c'è un fine per forza. Prendi e vai. Tipo una pedina del gioco dell'oca. E il percorso è uguale, a volte torni indietro a volte ti senti perso e altre fai passi da gigante. Ma cos'è sennò la vita?
Non ci sto a far la stessa vita di tutti. Non dico che ognuno debba pensarla così ma io lo avverto dentro di me. E' come quando senti che hai fame o che hai sente o che ti scappa da cagare. Io sento che dovrei dare una svolta, è un bisogno fisiologico.
Queste sono solo parole e restano solo parole. Perchè non ho il cash e perchè non ho il coraggio...
Non ci sto a far la stessa vita di tutti. Non dico che ognuno debba pensarla così ma io lo avverto dentro di me. E' come quando senti che hai fame o che hai sente o che ti scappa da cagare. Io sento che dovrei dare una svolta, è un bisogno fisiologico.
Queste sono solo parole e restano solo parole. Perchè non ho il cash e perchè non ho il coraggio...
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ho spento la tv,
viaggi,
vita
Cioè cazzo
Oggi, in corriera, la vecchia seduta di fronte a me ha scartato una caramella e ha buttato l'involucro sotto la sedia con aria indifferente. Appena l'ha fatto l'ho guardata negli occhi sorridendo. Il fatto che ho avuto il potere di rimproverare una vecchia stronza e seria mi ha riempito di soddisfazione e il resto della mia giornata è stato felice.
Ho spento la tivù e ho aperto un libro perchè preferisco romanzi dichiarati a romanzi scritti male mascherati da realtà. Ho spento la tivù perchè sono stanco delle flebo di menzogne.
Più che altro, ho spento la tivù perchè il mio tempo voglio usarlo meglio. Voglio vivere ogni momento e vedere altre vecchie stronze che nascondono le cartine sotto i sedili.
Ho spento la tivù e ho aperto un libro perchè preferisco romanzi dichiarati a romanzi scritti male mascherati da realtà. Ho spento la tivù perchè sono stanco delle flebo di menzogne.
Più che altro, ho spento la tivù perchè il mio tempo voglio usarlo meglio. Voglio vivere ogni momento e vedere altre vecchie stronze che nascondono le cartine sotto i sedili.
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